I dubbi degli industriali

Controlli e ancora controlli contro l’illegalità cinese, sempre più pericolosa anche per il rischio di «contagio». Solo con un’attenta politica di contrasto all’economia deviata, presente nel distretto parallelo, secondo il presidente dell’Unione Industriale Pratese Riccardo Marini, si potranno vedere i risultati della ’selezione’. Chi vorrà emergere potrà essere anche protagonista, per il numero uno dell’Uip, dell’allungamento di filiera, «senza però scordarsi che c’ è fior fiore di imprenditori pratesi che lavorano da anni nelle confezioni».
Si può riassumere così l’intervento di Marini, all’indomani della visita del ministro dell’Interno Maroni e della proposta del sindaco Cenni, anticipata nei giorni scorsi da ’La Nazione’, di creare una sinergia tra tessile pratese e confezioni cinesi.

Tra gli aspetti positivi, Marini punta l’attenzione sull’atteggiamento di Roma nei confronti del territorio pratese e dei suoi annosi problemi.
«E’ positivo che il Governo veda nel distretto pratese un’area su cui incentrare un impegno particolare per governare l’immigrazione - sottolinea il presidente dell’Uip- Evidentemente ha avuto successo lo sforzo fatto per portare il ‘caso Prato’ all’attenzione delle autorità nazionali». Ed evidenzia che «su questo obiettivo l’Unione Industriale è impegnata da più di un decennio: non possiamo che salutare con soddisfazione l’attenzione rivolta al nostro distretto e l’ufficializzazione del concetto di ‘laboratorio’, che per parte nostra avevamo varato già nel 2007 nel rapporto elaborato con Nomisma».

Bene, per Marini, «anche il coinvolgimento delle imprese nel tavolo chiamato a contribuire alla definizione di azioni mirate di vigilanza e controllo. Da parte nostra vi è la massima disponibilità in merito».
Quanto ai 20 nuovi membri delle forze dell’ordine che giungeranno a Prato, «l’auspicio è che siano adeguati, sia numericamente che per le loro specifiche competenze, ad affrontare fenomeni di proporzioni e complessità straordinarie».

E Marini accende i riflettori sul doppio binario dell’azione istituzionale: «In queste ultime settimane dell’illegalità presente in molte delle imprese con titolare straniero si è parlato in entrambe le direzioni auspicate dall’Unione: della vigilanza e delle azioni per l’integrazione». Il progetto illustrato dal sindaco Cenni «per quanto ci è noto ed in attesa di approfondimenti, presenta aspetti di indubbio interesse, anche se appare di difficile realizzazione e comunque subordinato all’innesco di processi di emersione che rimangono il cuore della questione» secondo Marini.

E continua mostrando perplessità: «Il progetto sembra comunque in grado, anche nel migliore degli scenari, di risolvere solo parte del problema e in tempi non brevi».
E poi sottolinea il pericolo evocato recentemente: «Quando come Unione parliamo – lo abbiamo fatto anche nella recente lettera aperta al Prefetto – di rischio di ‘contagio’ ci riferiamo a situazioni in cui imprese irregolari possano attrarre a sé, estendendo di fatto il proprio modo di operare, anche imprese italiane, soprattutto se in difficoltà a causa della crisi. Parliamo di impatto sia su produttori che su terzisti. Questo tipo di meccanismo è il più critico e pericoloso».

Pensare di creare opportunità di mercato ‘virtuose’ per il distretto saldando le imprese pratesi produttrici di semilavorati con le confezioni cinesi come indicato dal sindaco Cenni? «Presenta alcune importanti criticità: intanto, qualora vi fossero reali opportunità di business non si vede perché escluderne le confezioni italiane: discriminazioni ‘alla rovescia’, a danno di imprese italiane corrette, ci sembrano fuori luogo» dice Marini.
Le confezioni cinesi «peraltro non necessitano di nuove opportunità di mercato, avendone più che a sufficienza. Possiamo solo sperare che il pressing dei controlli, unito alla disponibilità a fornire loro strumenti per integrarsi, induca qualcuno in più a lavorare rispettando la legge: il che significa maggiori costi, quindi la perdita della fascia di mercato bassa e l’orientamento verso produzioni più qualificate. Da qui al ricorso anche a semilavorati pratesi, e non più quasi solo cinesi, il passo potrebbe essere breve». Questo, secondo l’Unione Industriale «è l’iter che potrebbe condurre a sinergie positive fra cinesi e pratesi: ma il punto di partenza è sempre e comunque l’accesso a modalità legali di conduzione delle imprese».

Come Unione «non ci stanchiamo di ribadire la nostra disponibilità ad aiutare le imprese che vogliano emergere: è quello il passaggio decisivo, da inserire in iniziative istituzionali di integrazione la cui efficacia è subordinata a quella opzione di fondo».
E conclude: «Dico ‘opzione’ perché per l’emersione occorre soprattutto la volontà di realizzarla da parte dei diretti interessati. Una volontà che a sua volta può derivare da una scelta etica o dalla necessità di rendersi omogenei ad un territorio scelto come propria seconda patria, e non solo come la colonia sorda e cieca, solo da sfruttare, che è stata finora Prato per molti imprenditori cinesi».

Per questo Marini ritiene che «si debba lavorare essenzialmente con e per imprenditori cinesi decisi a fare di Prato la città in cui trascorrere la vita e far crescere i propri figli: si può confidare soprattutto in loro e nelle seconde generazioni. Le normali regole dell’economia moderna e globalizzata, che dovrebbero prescindere da queste opzioni, non valgono quando si tratta di recuperare situazioni così deteriorate».

I Commenti sono chiusi